Blog nato per condividere pensieri e foto sulla subacquea NO STRESS





lunedì 8 settembre 2008

Giacomo, Giacomo

Così mi fanno ancora un po' le gambe, quindi vi chiedo perdono se abuso di questo spazio per sfogarmi un po'.

La zona dove lavoro è un vero crocevia di disperati: c'è il SERT, l'ospedale specializzato in malattie infettiva, c'è un giro di tossici da record e gente con la 24 ore che si infratta tra lo schifo del lungodora insieme a ragazze che non si tengono dritte.
All'uscita, dunque, il solito scenario. Mi avvicina una collega alle spalle e ci avviamo a fare un pezzo di strada insieme quando una ragazza ci sembra più disperata delle altre e non ci lascia tranquille. Eravamo a metà del ponte quando decidiamo di tornare indietro perché, decisamente, ha l'aria di voler scavalcare la balaustra per buttarsi di sotto. Facciamo dietro front e l'avviciniamo per parlarle ma lei sbiascica, è uno scheletro, un fantasma, non una ragazza e capiamo solo che le hanno tolto qualcosa.
C'è un signore con noi, divisa da tranviere, le dice di non buttarsi e se ne va, anzi, se ne scappa via dicendoci di chiamare qualcuno. Un tizio, polacco forse, la blocca ma poi sparisce pure lui e restiamo io e la mia collega, la teniamo ognuna per un polso mentre io le parlo e lei chiama il 118.
La ragazza si divincola ma non sembra convinta di voler saltare, e noi non la molliamo. Alla fine arriva un ragazzo correndo, un nordafricano che la chiama per nome, Viviana, e riesce ad acchiapparla di peso e portarla oltre la balaustra.

Le hanno portato via il cane. Lui la conosce di vista, è della zona, e dice che già altre volte ha fatto la stessa "sceneggiata". Un signore è arrivato frattanto, uno che avevano chiamato per strada dicendo che c'era una ragazza che voleva saltare. La ragazza piange abbracciata al ragazzo che l'ha presa di peso, mentre lui le dice di tornare al SERT di non fare così che la gente chiama la polizia. Lei vuole il cane, si divincola e scappa. Nessuno la segue, nessuno sa che dire. Passano altri due usciti dal sert, dubito fossero operatori, per tornare indietro e avvisare il suo tutor.

Ce ne andiamo. Il 118 non arriverà e noi non sappiamo che dire.
Sapevamo cosa fare? No di certo. Avevamo paura a essere brusche, perché era uno scheletro sì, ma non volevamo spaventarla avvicinandola troppo bruscamente.
Avevamo paura a toccarla? Certamente. Non avremmo voluto, era una tossica, conciata malissimo, in un modo che nessuno vorrebbe vedere da vicino.
Qualcuno ci ha aiutate? Nossignore. Gente normale e ben vestita come noi, non si è nemmeno chiesta che stesse accadendo.

Sapete cosa mi dicevo mentre l'avvicinavo e provavo ad accarezzarla un po', per calmarla, prima che andasse oltre la balaustra? Che così male non è giusto starci, che non starà tanto facilmente meglio di così e che per la disperazione che aveva addosso, forse chiudere gli occhi per lei poteva essere la miglior fuga.

Finirò all'inferno per questo pensiero, ma altri non me ne venivano.
e mo' torno ai miei pensieri: alla lezione di pilates e a cosa farò il prossimo weekend.

5 commenti:

Valeria e Marco, ovvero i Filibustieri ha detto...

quello che crea situazioni come questa, che spinge la gente a ridursi delle larve, è proprio l'indifferenza che hai potuto constatare oggi, il 118 che non arriva, la gente cosiddetta per bene che volta la testa e preferisce far finta di non vedere...
questo da la misura di quanto può ridurre alla disperazione la separazione da un cane, dall'unico essere in grado di dimostrare affetto in maniera del tutto gratuita e disinteressata...
menomale che ci sono persone come te, che hanno il coraggio di provare a fare qualcosa, anche solo una carezza, e che importa quanto possano essere amari i tuoi pensieri, quello che conta è come agisci e tu e la tua collega oggi non potevate fare meglio...

stefano ha detto...

senza parole.... :(

cmq complimenti per il blog sono passato di qui per caso ed è interessantissimo.

Belva ha detto...

Hai fatto la cosa giusta, il tuo (il vostro) è comportamento da encomio.

Lasciarla semplicemente andare non sarebbe stata la soluzione migliore, se non avesse voluto aiuto, non avrebbe provato a saltare lì davanti a tutti.
Penso questo.

tatuanja ha detto...

Boh, non so che dire. Stasera sono uscita e, manco a dirlo, l'ho incontrata davanti al tabacchi ad angolo. Stava lì con due tizi e beveva e fumava e chiacchierava. L'ho osservata e la maschera di disperazione che ho raccontato non c'era più. Se faccio scorrere le immagini di ieri, rivedo una bambina capricciosa e malmessa che ci ha molto spaventato.

...e dalle, con 'sti pensieri amari! Ma non riesco a essere come tutti quelli che vogliono la pace nel mondo e il Tibet libero? Sorry, ho un rigurgito di cinismo made in tanjawan :-)

@stefano
grazie per i complimenti a nome di tutta la NSD. In genere trattiamo temi più lievi di questo, lo giuro!

Libeccio ha detto...

ciao ninja
anche secondo me avete fatto la cosa giusta, la conferma è che oggi era al "cazzeggio" come se niente fosse accaduto.

scusateci per l'assenza dal blog (causa di forza maggiore)

a presto