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mercoledì 17 settembre 2008

Sosta di sicurezza a metà della risalita

Non ci addentriamo su temi tecnici da un po' e, per quello che mi riguarda, mi accorgo che acquisiti i principi basilari per immersioni in sicurezza e acquisita familiarità con il computer, forse sto finendo con l'acquisire anche un atteggiamento passivo rispetto all'argomento "Sicurezza in immersione", nel senso che di rado mi trovo ad aggiornare le mie conoscenze, a cercare stimoli di riflessione.

Oggi, mentre seguivo un po' Libeccio a caccia di informazioni sul prossimo viaggio, mi sono imbattuta in questo articolo, che riporto e di cui trovate i riferimenti in basso. Non ho tempo adesso di aggiungere commenti, ma non volevo dimenticarmene e quindi, tel chì!


Negli ultimi anni mi sono convinto che gli incidenti decompressivi dei subacquei ricreativi non sono il risultato degli algoritmi di calcolo della decompressione, ma sono dovuti ad una velocità di risalita eccessiva.

I sintomi principali, in caso di brevi immersioni intorno ai 30 metri, sono di tipo neurologico ed interessano tessuti rapidi e ben irrorati, come il midollo spinale, che si satura di azoto in soli 12 minuti e mezzo.
Nella migliore delle ipotesi il midollo si desatura in altrettanto tempo, ma sappiamo che il tempo di desaturazione è spesso più lungo.

La velocità di risalita di 18 metri / minuto è il risultato di una decisione arbitraria della US Navy e non ha alcuna base nella cinetica dei gas.

Oggi la maggioranza dei subacquei rispetta una velocità di risalita di 10 metri / minuto, con soste di sicurezza di 3-5 minuti a circa 5 metri.

Quindi, risalendo da 30 metri, il tempo di risalita risulta di 2,8 minuti più 3 minuti di sosta di sicurezza, ovvero un totale di 5,8 minuti circa, nella maggioranza dei casi.
Fatta la sosta di sicurezza, i più considerano l'immersione conclusa e risalgono rapidamente alla superficie.
Ma sono proprio gli ultimi 5 metri quelli in cui la crescita di eventuali bolle sarebbe maggiore!
Aggiungiamo, quindi, un altro minuto per raggiungere la superficie e stare più sicuri; anche così il tempo totale di decompressione da 30 metri è di 6,8 minuti, contro il tempo di 12,5 minuti della saturazione del midollo spinale.
Siamo in debito di ancora 6 minuti circa! Ma sappiamo anche che la desaturazione è più lenta della saturazione, forse anche più del doppio e, quindi, potremo essere in debito di 18 minuti o più.

Precedentemente avevo parlato di alcuni lavori scientifici che confermano la riduzione della produzione di bolle con più lente velocità di risalita. Al congresso della Società Europea di Medicina Subacquea ed Iperbarica, tenutosi a Malta nel Settembre 2000, il Professor Alessandro Marroni, Presidente del DAN Europe ed il suo gruppo hanno portato ulteriori dati a supporto dell'opinione che siano proprio la velocità di risalita ed i cosiddetti tessuti rapidi i maggiori responsabili della malattia da decompressione.
Hanno raccolto molti dati durante lo svolgimento del progetto Safe Dive e, su 1418 immersioni, hanno registrato le bolle gassose circolanti dopo l'immersione, mediante un rilevatore doppler.
Le conclusioni dello studio, a conferma di quanto ho suggerito per anni, sono state che le bolle rilevate sono direttamente correlate ad un eccesso di saturazione nei tessuti rapidi e medi, come il sangue ed il midollo spinale e non a quelli più lenti.
Lo studio ha anche dimostrato che la maggior produzione di bolle viene registrata quando la tensione di azoto calcolata nel sangue eccede 1.100 mbar (1 bar = 760 mmHg o circa 1 Atm) ed è superiore all'80% del massimo valore ammesso nel tessuto pilota e che questo problema è particolarmente evidente nel caso delle immersioni ripetitive.
L'osservazione importante è stata che l'introduzione di soste profonde (extra deep stops), con un allungamento del tempo totale di risalita da 11,2 a 18,55 minuti, senza variare la velocità di risalita, ha portato ad una riduzione delle bolle rilevabili dal 30,5% a zero.

Questo profilo di risalita consente anche di mantenere i valori calcolati di pressione di azoto nel sangue intorno ai 1.100 mbar ed i valori di sovrasaturazione del tessuto pilota al di sotto dell'80% del massimo ammesso, per i tessuti medio-rapidi.

Nei miei precedenti editoriali ho detto che una velocità di risalita di 3 metri / minuto sembrava essere un metodo efficace di prevenzione la maggior parte degli incidenti da decompressione fra i pescatori di perle che facevano fino a 6 immersioni a 30 metri al giorno!

Questo, però, è logisticamente difficile da fare, di qui il concetto che potremmo provare con una sosta più profonda, per esempio a 15 metri per 5 minuti circa, durante la risalita da 30 metri o a metà della profondità dell'immersione. Questo dovrebbe ridurre le tensioni di azoto nei tessuti rapidi e contribuire alla riduzione degli incidenti da decompressione.

Anche DAN America sta conducendo ricerche sulla velocità di risalita ed il prossimo anno saranno disponibili più dati, ma sempre più elementi puntano all'importanza dei tessuti rapidi, non di quelli lenti, come i tessuti critici responsabili degli incidenti decompressivi dell'immersione ricreativa, multilivello e ripetitiva.

Resta da determinare il metodo di gestire e controllare questa sovrasaturazione, ma il risultato potrebbe essere una significativa riduzione delle patologie decompressive ed un cambiamento radicale di come attualmente sviluppiamo tabelle e computers da immersione.


Prof P.B. Bennett, Presidente IDAN


Una sosta di sicurezza a metà della risalita?
Sublandia portale blu: viaggiando...sotto il mare - mercoledì 17 settembre 2008

6 commenti:

Pierpins ha detto...

Abbastanza interessante come articolo..però dopo tutti quei righi..
morale??
velocità di risalita abbastanza lenta sopratutto dopo la sosta dei 5m ?

Libeccio ha detto...

PROCEDURE DI RISALITA
Recentemente la Commissione Medica Nazionale, su richiesta del CTN, le ha aggiornate introducendo importanti modifiche e semplificazioni, che riguardano essenzialmente la velocità di risalita (10 m/min costante dal fondo alla superficie), i deep stop (2’) ed altre variazioni.
È estremamente importante conoscere queste variazioni per poterle correttamente applicare nella nostra attività didattica (a qualunque corso).
Questi frequenti aggiornamenti non devono meravigliare, dobbiamo essere sempre pronti a recepire le indicazioni provenienti dal comparto medico-scientifico, trattandosi di problematiche attinenti alla nostra sicurezza in acqua…
COMPLEMENTI ALL’USO DELLE TABELLE US NAVY
Le procedure complementari all’uso delle tabelle US Navy,che riportiamo qui di seguito, sono l’indispensabile conseguenza degli studi e delle esperienze in campo sulla cinetica di formazione, crescita e dissoluzione delle bolle gassose nei tessuti umani dopo qualunque immersione. Le procedure sono:
→la discesa deve essere diretta verso il fondo senza interruzioni. La velocità di discesa dovrebbe aggirarsi intorno ai 20 m/min, compatibilmente con le possibilità del singolo di compensare correttamente e controllare l’opportuno assetto. Tale velocità permette di ridurre la dimensione delle bolle sempre presenti in circolo anche prima dell’immersione.
→ Nella fase di risalita, il distacco dal fondo deve essere lento. Obiettivo: favorire la liberazione dall’azoto dai tessuti in maniera graduale in modo che la dissoluzione nel sangue e gli scambi polmonari. In tal modo nei tessuti si cerca si cerca di non raggiungere la quantità critica di azoto necessaria per scatenare l’espansione delle bolle. Per “distacco lento” si intende l’utilizzo prioritario del pinneggiamento e della respirazione per il distacco dal fondo. Secondariamente può essere utilizzati il GAV.
→ La velocità di risalita deve essere costante a pari a: • 10m/min dal fondo fino alla superficie. (Il manuale U.S. Navy raccomanda, in aggiunta al controllo dell’orologio e del profondimetro, di non superare mai le bolle dell’espirato). Questo profilo di risalita va ovviamente intervallato da tappe a quota fissa, se richieste come obbligatorie da USN altrimenti solo quelle di sicurezza a 5 m per almeno 3 min.
• una sosta di due min deve essere effettuata ( 1° deep stop) alla profondità corrispondente alla metà della pressione della profondità massima raggiunta. I risultati delle ricerche sulla cinetica delle bolle portano a ritenere le soste profonde importanti ai fini della diminuzione di rischio delle PDD.
Esempio : profondità massima sia di 30 m cui corrisponde una pressione di 4 bar. Si avrà: 4 bar / 2=2 bar. Quindi la sosta profonda va fatta a 10 m.
Esempio : profondità massima sia di 50 m cui corrisponde una pressione di 6 bar. Si avrà: 6 bar / 2=3 bar. Quindi la sosta profonda va fatta a 20 m.
Una regola mnemonica per il calcolo:
PDS = PMR 2 – 5
Dove PDS è la profondità della deep stop e PMR è la profondità massima raggiunta.
Esempio: profondità massima sia di 50m. Si avrà
PDS = 50 / 2 – 5 = 20 m
Quindi la sosta profonda di due min va fatta a 20 m;
• una seconda sosta profonda di due minuti è fortemente raccomandata (2° deep stop) alla profondità media tra la prima tappa profonda e la prima tappa di decompressione se la distanza tra le due è superiore ai 10m.
Esempio: profondità massima di 30 m richiede la prima sosta profonda a 10 m, se la durata se la durata dell’immersione è di 20 min le tabelle US Navy non prevedono tappe obbligatorie dunque si effettua solo la sosta di rispetto a 5 m di almeno 3 min;
Esempio: profondità massima di 50 m richiede la prima sosta profonda a 20 m, se la durata dell’immersione è di 15 min (US Navy), la prima tappa di decompressione è a 6 m quindi la distanza tra le due è di 20 m – 6 m = 14 m > 10 m, la distanza media tra le soste è 20 m + 6 m = 26 m / 2 = 13 metri dunque si effettua la seconda sosta profonda di 2 min a 13 m;
CONSIGLI PER UNA CORRETTA IMMERSIONE IN CURVA DI SICUREZZA
In aggiunta alle procedure descritte al punto precedente, in queste immersioni è necessario:
• premesso che la didattica prescrive di rimanere nella curva di sicurezza e che la ricerca fisiologica nel settore ha evidenziato un aumento della probabilità di patologia da decompressione quando il tempo di fondo coincide con il tempo massimo in curva di sicurezza per una determinata profondità (No Decompression Time – NDT), rimani sul fondo al massimo fino all’80% del DNT poi inizia la risalita.
• solo quando per motivi contingenti ( situazioni non previste nella pianificazione dell’immersione) è necessario rimanere più tempo sul fondo, nelle immersioni con computer rimani sul fondo fino a quando il computer supera il tempo di non decompressione, cioè fino a quando sul quadrante del computer compare la necessità di effettuare almeno un minuto di decompressione alla tappa dei tre metri. Obiettivo: in questo modo si è relativamente sicuri che l’algoritmo di tipo compartimentale tipico della maggior parte dei computer in uso (Haldane modificato,Buhlmann) abbia selezionato dei compartimenti medio lenti per il calcolo della decompressione e che questa sarà ragionevolmente conservativa. Nelle immersioni con decompressione basata sulla tabella U.S. Navy rimani entro il tempo di fondo previsto dalla tabella secondo quanto pianificato prima dell’immersione (per ragioni connesse alla pianificazione dell’immersione e di tutela legale);
• profilo della risalita: nelle immersioni con computer il profilo della risalita può essere libero, purché non vi siano ulteriori puntate verso il fondo. Nelle immersioni con tabella U.S. Navy l’ immersione deve essere quadra e la risalita deve essere diretta verso la superficie rispettando la velocità massima;
• sosta di sicurezza a 5 metri: è fortemente raccomandato di effettuare una sosta a 5 metri per 3 minuti;
• sforzi in immersione: evitare qualsiasi fatica durante la decompressione perché ciò aumenta l’espansione delle bolle. È tollerato un modico pinneggiamento.
Vi sono inoltre alcuni suggerimenti aggiuntivi quali:
• se non sono previste immersioni successive in giornata, si può continuare la sosta di rispetto alla profondità di 5 m fino all’esaurimento della scorta d’aria;
• in caso di sforzi superiori al normale o temperature molto basse conviene aumentare i tempi di decompressione ( utilizzando in maniera fittizia il tempo di fondo immediatamente superiore a quello reale).
Le procedure complementari elencate sono valide per la decompressione dopo immersioni senza e con tappe obbligatorie. Sono obbligatorie per le immersioni con profondità massima superiore a 30 m e sono fortemente raccomandate per le immersioni con profondità massima entri i 30 m; si applicano sia nel caso si usi un computer ( qualunque sia l’algoritmo di calcolo) sia con uso delle tabelle.

Libeccio ha detto...

@ PIERPINS l'ho postata solo perchè è giusto conoscere i protocolli, ma noi siamo no stress (niente deco)

è importante sempre cercare di rimanere in curva e fare immersioni con un profilo multilivello che consentano una risalita lenta e graduale senza tappe forzate.

sosta di sicurezza sempre e ultimi metri molto lentamente (alcune didattiche parlano di 3-5 m/min)

ciao

Pierpins ha detto...

abbastanza lunga ed impegnativa la risposta :-D ...però del tutto chiara e utile..
anche se non ricorderò facilmente le formule per i calcoli delle soste..ho aggiunto vari consigli al mio bagaglio culturale.
Grazie

Belva ha detto...

"ho aggiunto vari consigli al mio bagaglio culturale"
sei un gran paraculo Pierpi!! Sei il mio idolo!!

Pierpins ha detto...

ahahahah quando vuoi...foto con autografo ;)
ahahahha ahahahah